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12 ottobre 2006
SENATO - QUESTION TIME E RISPOSTA DEL MINISTRO FERRERO
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Legislatura
15º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 053 del 12/10/2006
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo
151-bis del Regolamento, sulla vicenda di una bambina bielorussa ospite
di una famiglia genovese (ore 16,10)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento
di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), sulla
vicenda di una bambina bielorussa ospite di una famiglia genovese.
Ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, dopo l'eventuale intervento
del Governo (per non più di dieci minuti), un senatore per ciascun
Gruppo parlamentare può, per non più di un minuto, formulare
interrogazioni consistenti in una pura e semplice domanda senza alcun
commento. (Il senatore Colombo Furio fa cenno di voler intervenire). Senatore
Colombo, sto fornendo una spiegazione dal punto di vista tecnico: è
importante la sua attenzione.
Dopo la risposta, per non più di tre minuti, da parte del rappresentante
del Governo, l'interrogante può a sua volta replicare per non più
di tre minuti. Questo è quanto prescrive il Regolamento.
Chiedo al ministro della solidarietà sociale, onorevole Ferrero,
se intende intervenire preliminarmente.
FERRERO, ministro della solidarietà
sociale. Signor Presidente, cercherò di riassumere i termini generali
e specifici della vicenda, come contributo all'apertura della discussione,
per permettere di affrontare meglio la questione.
Mi scuso se citerò una serie di elementi a monte della vicenda,
che però mi sembrano utili per inquadrare la situazione.
Nel nostro Paese oltre 30.000 minori vengono accolti da associazioni e
famiglie per soggiorni temporanei a scopo umanitario. Il fenomeno è
andato aumentando negli anni e tra i minori accolti normamente si nota
una maggioranza di quelli nati in Bielorussia. Infatti, il flusso di ingressi
per soggiorno temporaneo provenienti da tale Paese è pari a circa
27.000 minori l'anno ed è decisamente più elevato rispetto
a quello proveniente da altri Stati; ad esempio, dall'Ucraina arrivano
circa 5.500 minori l'anno. Si tratta di minori che possono provenire da
istituti, in quanto orfani o privi di genitori che esercitino la potestà,
o da famiglie.
Il tipo di soggiorno in Italia si caratterizza in prevalenza, nel 70 per
cento dei casi, come forma di accoglienza presso famiglie, mentre solo
il 30 per cento dei minori viene accolto presso strutture messe a disposizione
dagli enti locali.
Da tale fenomeno, nel corso degli anni, è scaturita l'esigenza
di trovare un punto di incontro tra le attività delle associazioni
e i compiti regolatori delle istituzioni al fine di consentire uno sviluppo
adeguato del fenomeno. A tale scopo, con il decreto legislativo 25 luglio
1998, n. 286 (Testo unico sull'immigrazione), è stato istituito
il Comitato per i minori stranieri, i cui compiti sono regolati dal decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri 9 dicembre 1999, n. 535. È
questo l'organo che si occupa dei minori stranieri non accompagnati e
di quelli accolti.
Tra le competenze del Comitato per i minori stranieri vi sono la gestione
dei programmi solidaristici, l'accoglienza temporanea promossa da enti,
associazioni e famiglie ed il compito primario previsto dagli articoli
8 e 9 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di definire
i criteri di valutazione delle richieste presentate dalle associazioni
per l'ingresso ed il soggiorno in Italia di tali minori, valutando l'affidabilità
del proponente, la validità dell'iniziativa, nonché l'affidabilità
del referente estero.
Passo ora allo sviluppo della questione più direttamente in oggetto.
La bambina di cui stiamo discutendo in questi giorni è Maroz Viktoryia,
nata in Bielorussia il 25 maggio 1996; ha fatto ingresso in Italia nell'ambito
di un programma solidaristico di accoglienza temporanea presentato dall'Associazione
Puer ed approvato dal Comitato per i minori stranieri. Durante il soggiorno
in Italia, la famiglia ospitante ha segnalato alla procura della Repubblica
presso il tribunale per i minorenni di Genova che la minore avrebbe subìto
violenze fisiche, psichiche e sessuali nell'internato dove era ospitata
in Bielorussia.
Iltribunale per i minorenni di Genova, dopo aver disposto, il 16 agosto
2006, l'affidamento della minore al Comune di Cogoleto, ove risiede la
famiglia ospitante, per il tempo occorrente ai necessari accertamenti
sanitari, in data 6 settembre 2006 ha disposto il rientro in patria della
bambina nell'ambito di un programma di riabilitazione da far seguire alla
minore, sulla base dell'impegno assunto in tal senso dalle autorità
bielorusse, che hanno acconsentito alla permanenza temporanea nel loro
Paese di sanitari italiani e della famiglia ospitante.
Alla data prevista per il rientro in patria della minore, l'8 settembre
2006, la famiglia ospitante non si è presentata all'aeroporto e
qui ha avuto inizio la vicenda della scomparsa della bambina. In seguito
al ritrovamento della bambina, da parte delle forze dell'ordine, il 29
settembre 2006, in applicazione della sentenza emessa in data 7 settembre
2006 dal tribunale per i minorenni di Genova, la bambina è partita
con un volo dall'aeroporto di Genova diretto in Bielorussia, accompagnata
anche dalle due dottoresse italiane, la neuropsichiatra infantile Antonietta
Simi e la psicologa Laura Battaglia della ASL 3 di Genova, nominate dal
tribunale per i minorenni di Genova per seguire la riabilitazione della
bambina in Bielorussia.
Si segnala che nella citata sentenza veniva richiesto al Ministero degli
affari esteri e a quello delle politiche per la famiglia, nonché
alla Commissione per le adozioni internazionali, di informare periodicamente
il tribunale di Genova sulla prosecuzione del trattamento della minore
e sull'adempimento delle norme della Convenzione dell'Aia ai fini della
sua tutela.
Passiamo ora alla vicenda in Bielorussia. All'arrivo in Bielorussia la
bambina è stata trasferita in un istituto diverso da quello di
provenienza, nella località di Borissov. I due medici italiani,
unitamente all'équipe di specialisti bielorussi, hanno seguito
la bambina e impostato il programma di riabilitazione della minore, così
come previsto dalla decisione del tribunale per i minorenni di Genova.
I due medici italiani, nel corso del loro soggiorno, hanno mantenuto contatti
con l'Ambasciatore italiano e sono ripartiti per l'Italia l'11 ottobre
scorso, ritenendo conclusa la loro missione. In seguito hanno informato
l'Ambasciatore italiano di aver provveduto a inoltrare al tribunale per
i minorenni di Genova una relazione sul lavoro svolto. In particolare,
hanno indicato che le condizioni della minore sono buone dal punto di
vista psico-fisico, aggiungendo che la bambina ha bisogno di un periodo
di tranquillità per riprendersi dal carico emotivo degli ultimi
tempi e riambientarsi in Bielorussia.
Al riguardo, il Comitato ha seguito con la massima attenzione il caso
in questione sin dal suo nascere, offrendo la piena collaborazione all'autorità
giudiziaria e cooperando fattivamente con le altre amministrazioni competenti,
nonché con la rappresentanza diplomatica bielorussa e in costante
contatto con l'associazione proponente il programma di accoglienza, al
fine di giungere ad una soluzione della vicenda che fosse la più
adeguata alla tutela dell'interesse della minore.
Il Comitato, che da anni gestisce programmi solidaristici di accoglienza
temporanea che coinvolgono annualmente circa 25.000 minori bielorussi,
auspica che la vicenda, che rappresenta un caso drammatico, possa concludersi
nel rispetto delle determinazioni assunte dalla competente autorità
giudiziaria.
La strada sin qui percorsa dal Comitato, finalizzata ad individuare norme
certe e chiare che regolino il fenomeno, è determinata dalla convinzione
che, in fenomeni così delicati, non basti la buona predisposizione
dei soggetti coinvolti ma occorrano regole istituzionali precise, che,
oltre a svolgere una funzione di supporto e controllo alle iniziative
solidaristiche, promuovano un'assunzione di responsabilità da parte
del mondo dell'associazionismo della società civile. Si tratta
di un'esperienza ormai ventennale che esprime concretamente l'alto livello
di cooperazione tra l'amministrazione, la società civile e il Governo
bielorusso.
Questi sono i princìpi e gli obiettivi che il Comitato, anche nell'immediato
futuro, perseguirà nella gestione dei programmi solidaristici di
accoglienza temporanea, il tutto sempre nel superiore interesse dei minori,
per la loro completa tutela sia sotto il profilo delle leggi e delle convenzioni
internazionali, sia per il rispetto dei princìpi educativi e dello
sviluppo psichico dei fanciulli.
Nello specifico (utilizzando ancora un minuto, e poi ovviamente risponderò
alle domande specifiche), vorrei sottolineare che il Comitato sta lavorando
alla predisposizione di linee guida per il prosieguo dell'attività
e dell'ingresso in Italia dei minori accolti, verificando se è
possibile definire elementi normativi che tentino di evitare situazioni
come quelle in cui ci siamo trovati. Questo lavoro è tuttora in
corso; quindi, sarà mia cura dare informazioni, oltre che accogliere
gli eventuali suggerimenti che potranno emergere dalla discussione di
oggi, una volta che il Comitato, che riunisce vari Ministeri e varie amministrazioni
e rappresentanze delle famiglie, abbia definito le linee guida su cui
muoversi per il futuro. Questa è la situazione ad oggi; per l'appunto,
il Comitato sta riflettendo su come modificare elementi normativi e linee
guida.
PRESIDENTE. La ringrazio, signor Ministro.
Possono ora intervenire gli onorevoli senatori per formulare le loro domande.
COLOMBO Furio (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Su che cosa, senatore?
COLOMBO Furio (Ulivo). Sul desiderio di rivolgere
una domanda al Ministro.
PRESIDENTE. Senatore Colombo, il question
time prevede una procedura particolare. Come ella sa, i Gruppi regolano
gli interventi: è prevista la possibilità di intervento
per un senatore per ciascuno Gruppo parlamentare. Derogare a questa formula,
anche organizzativa, significherebbe che un dibattito di questo tipo supererebbe
il question time come risposta immediata a quesiti e quindi la possibilità
di organizzazione anche dei lavori del Senato. Potrebbero, infatti, intervenire
due persone, ma anche 10 o 20. Comunque, senatore, so che lei ha presentato
un'interrogazione al riguardo, che seguirà le procedure ordinarie
dei nostri lavori e credo che in quel contesto potrà intervenire.
Il suo Gruppo ha indicato la senatrice Baio Dossi ad intervenire in questo
dibattito. Le chiedo scusa se non posso farla intervenire. Ovviamente,
la Presidenza sa quanto ella è sensibile a questo problema.
COLOMBO Furio (Ulivo). Signor Presidente,
le chiedo scusa, ma siamo qui da alcuni mesi, durante i quali spesso si
sono ammesse eccezioni in considerazione delle situazioni che si prospettavano,
a volte anche gravi. Se ci si fosse allarmati sull'entità del precedente
che esse potevano provocare, non si sarebbe riaperto il dibattito mentre
questo era chiuso, o non si sarebbe parlato mentre si era in votazione.
Eppure delle eccezioni sono state ammesse per accogliere la tensione che
in quel momento si rappresentava.
Le chiedo, quindi, un'eccezione che porterà via un minuto, perché
il caso lo richiede, essendo eccezionale e straordinario. Lei ha di fronte
a sé una delle poche persone che se ne è occupata a tempo
pieno. Abbiamo tollerato eccezioni di tanti tipi, per cui in ogni momento
avremmo potuto chiederci che cosa sarebbe accaduto se avessero costituito
precedente. Ma è accaduto. Il buon senso di chi presiedeva in quel
momento ha tollerato che ci si passasse sopra.
Ritengo si tratti di un errore compiuto dai suoi collaboratori. Accetto
che l'errore sia mio, ma vorrei comprensione per esso.
PRESIDENTE. Senatore Colombo, ho compreso
la questione che lei solleva. Lei sa che il Regolamento non consente il
suo intervento, perché il question time prevede una procedura eccezionale,
con una gestione da parte dei Gruppi. Detto ciò, al termine degli
iscritti a parlare, ovviamente non in deroga al Regolamento, ma in via
del tutto eccezionale, le darò la parola per spiegare la sua opinione
sul tema.
BAIO DOSSI (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAIO DOSSI (Ulivo). Signor Presidente, la
ringrazio anche per la deroga che ha voluto concedere al collega Colombo.
Ringrazio il Ministro per il suo intervento iniziale; mi permetto, però,
di rivolgergli una domanda, legata alla sorta di nuove linee guida che
il Comitato per i minori stranieri starebbe predisponendo.
Le chiedo, signor Ministro, se ha tenuto e sta tenendo conto - desidero
sottolinearlo - di tutti i precedenti, alcuni purtroppo negativi (come
quello in discussione), attingendo informazioni anche dal territorio e
dal materiale che le Regioni stanno raccogliendo. Credo che il nostro
compito sia non tanto e non solo quello di schierarsi dalla parte di un
genitore o di un bambino, ma quello di difendere e proteggere i diritti
dei bambini, che hanno meno voce degli adulti.
BURANI PROCACCINI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BURANI PROCACCINI (FI). Signor Ministro,
lei oggi è qui e la ringraziamo, anche se non dovrebbe essere da
solo; quanto meno, dovrebbe essere presente il Ministro per le politiche
per la famiglia, competente sulla CAI, la Commissione per le adozioni
e gli affidi internazionali. Quindi, la sua è una competenza parziale,
e inoltre la frammentazione delle competenze è negativa.
Concludo chiedendole se è a conoscenza dell'atto di indirizzo prodotto
su questi argomenti nel corso della precedente legislatura dalla Commissione
sull'infanzia.
SELVA (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SELVA (AN). Signor Presidente, un giornalista
che conosco molto bene, Stefano Lorenzetti, pone al Ministro delle domande
che faccio mie.
Le associazioni per i bambini di Chernobyl sostengono che, secondo uno
studio dell'ENEA, un mese di ospitalità in Italia con un'alimentazione
priva di radionuclidi permette a questi bambini di perdere dal 30 a l50
per cento della radioattività assorbita. Con due o al massimo tre
di questi soggiorni si dovrebbe sanare un bambino. Perché, dunque,
alcuni parenti dello stesso Lorenzetti ospitano lo stesso bambino da dieci
anni?
Perché la durata della domanda per la procedura di adozione della
bambina di cui si è parlato è stata così lunga e
ancora non è giunta a conclusione? (Richiami del Presidente).
Concludo. Perché non è stato seguito il consiglio del capo
della procura di Genova, dottor Adriano Sanza, secondo il quale sarebbe
stato opportuno che la bambina, di nome Maria, fosse trattenuta in Italia?
PRESIDENTE. Ovviamente, i senatori interroganti
hanno tre minuti a disposizione per replicare dopo l'intervento del Governo.
(Commenti della senatrice Rame).
Per dare un senso al question time tutti devono attenersi al Regolamento,
altrimenti non si tratta più di un question time. In un minuto
si pone la domanda, il Governo replica e dopo avete tre minuti per le
vostre considerazioni. In ciò consiste il question time, altrimenti
si ritorna alla procedura ordinaria. Signori senatori, se vogliamo dare
efficacia a questo istituto, dobbiamo attenerci al Regolamento.
VALPIANA (RC-SE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALPIANA (RC-SE). Signor Presidente, Rifondazione
Comunista non ha presentato nessuna interrogazione su questo caso. Non
volevamo unire la nostra voce al cicaleccio mediatico e alla grande confusione
creatasi, anche qui ora, tra soggiorni terapeutici, adozione, affidamento
ed affidamento internazionale.
Affrontando il caso di una bambina abbandonata e strattonata da adulti
troppo distratti e troppe volte incapaci di capire la soggettività
di un minore, porrò una domanda generale. Nel nostro Paese registriamo
ogni anno dai 20.000 ai 25.000 soggiorni terapeutici di bambini bielorussi.
In altri Paesi, i bambini ospitati sono qualche centinaio.
Qual è la differenza dell'Italia in questo? Come sono scelte le
famiglie affidatarie? Quale organismo le sorveglia? Dal momento che queste
persone si candidano a diventare educatori, esiste una preparazione di
tali famiglie in considerazione del compito che assumono?
NEGRI (Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEGRI (Aut). Signor Ministro, esiste un controllo
effettivo del Comitato per i minori stranieri, che afferisce al suo Ministero,
sulle associazioni che si occupano di questi soggiorni estivi?
Chi sceglie le famiglie italiane di accoglienza? Perché non si
richiede ai servizi territoriali se vi siano coppie con procedure adottive
in corso tra le liste di coppie disponibili all'accoglienza temporanea?
In tal modo le famiglie, una volta conosciuto un bambino o una bambina
di loro gradimento, richiedono un'adozione mirata, cioè nominativa
per casi particolari, causando spesso un irrigidimento da parte delle
autorità bielorusse. Si crea così una sovrapposizione ed
un'intersecazione tra questi soggiorni e le pratiche effettive di affidamento
e di adozione internazionale.
RAME (Misto-IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAME (Misto-IdV). Maria, orfana, dieci anni
(dovrei dire: signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del
Governo, ma penso di perdere troppo tempo), provenienza Bielorussia, ospite
dei genitori affidatari Chiara e Alessandro Giusto, tenta il suicidio
per il terrore di essere rimpatriata, perché ha subìto violenze
da parte di ragazzi dell'orfanotrofio, dove, la notte, non esistono controlli.
Sarebbe stata più volte spogliata, legata a una sedia o a un letto,
costretta a rapporti sessuali con uso di accendini e sigarette. Fantasie
di bimba? No: quanto detto viene certificato da medici della ASL e dall'ospedale
Gaslini: «presunta sodomizzazione e segni di bruciature all'inguine.»
I genitori, per salvare Maria, la nascondono. Ma Maria non è stata
salvata, ma rimpatriata. Ieri, una sentenza della Cassazione che dice
che i criminali bielorussi presenti in Italia non possono essere spediti
in patria perché rischierebbero la vita. Come la mettiamo con Maria,
dieci anni, orfana, violentata, che non ha protezione dallo Stato italiano
in quanto "non criminale"? Il nostro Stato ha violato la legge
e le convenzioni internazionali, facendo prevalere la ragion di Stato.
Chiedo al signor Ministro spiegazioni in merito al comportamento della
magistratura e del Governo. Troppe sono le connivenze e i misteri che
circondano questa disumana storia.
COLOMBO Furio (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLOMBO Furio (Misto). Signor Ministro della
solidarietà sociale, il caso di Maria è davvero un suo caso
(non vorrei negare quello che ha detto la collega Burani Procaccini):
Maria ha chiesto solidarietà in Italia e non l'ha avuta; la solidarietà
le è stata negata.
Noi non stiamo parlando della famiglia che l'aveva in affidamento e del
suo comportamento, che possiamo giudicare diversamente. Noi stiamo parlando
di una notizia di reato che è stata data con chiarezza, dimostrata
dai medici, esplicitata dalle psicologhe e che è stata ignorata.
Nella sentenza della corte d'appello di Genova si leggono due cose raccapriccianti:
la prima è che non si è ritenuto di sentire la bambina (ciò
è in violazione della Carta dei diritti del fanciullo delle Nazioni
Unite, San Francisco, 1989, approvazione italiana 1991); la seconda è
che "d'altra parte non si potrebbe fare", perché la bambina
è già partita!
La ringrazio, Signor Presidente, per avermi concesso la parola.
PRESIDENTE. Il ministro Ferrero ha facoltà
di rispondere congiuntamente alle domande testé poste.
FERRERO, ministro della solidarietà
sociale. Signor Presidente, proverò a rispondere ad alcune questioni
specifiche, sperando di essere esauriente. Vi chiedo scusa se non seguo
l'ordine delle domande, ma cerco di raggrupparle, essendo alcune di esse
sovrapposte.
La prima questione riguarda il nodo dell'adozione. A noi risulta che la
famiglia Giusto non ha mai fatto richiesta di adozione della minore in
questione; da informazioni assunte dalla Commissione per le adozioni internazionali,
risulta che la famiglia in questione ha ottenuto, con decreto del tribunale
per i minorenni del 2004, l'idoneità all'adozione per due minori
che non sono Maria. Successivamente, nell'anno 2005, la famiglia ha conferito
incarico ad un'associazione autorizzata dalla Commissione per le adozioni
internazionali per l'adozione di un bambino bielorusso che non è
Maria medesima.
Tale pratica, però, non è mai stata depositata, essendo
stata presentata successivamente al 31 ottobre 2004, data di blocco delle
adozioni in Bielorussia. Infatti, le autorità bielorusse non hanno
mai accettato il deposito della predetta pratica, adducendo che nuove
presentazioni di domande di adozioni avrebbero potute essere effettuate
solo dopo il disbrigo delle pratiche di adozione già presenti prima
del blocco delle adozioni e ancora attualmente giacenti.
Questo è un primo punto, al quale, a mio parere, è connesso
un secondo, e cioè il rilievo sull'assenza del ministro Bindi qui
oggi. Non vi è un'assenza, in quanto il caso in oggetto non è
relativo ad una adozione, perché il caso della bambina, di Maria,
non corrisponde a questa fattispecie. Penso quindi che correttamente il
Governo sia rappresentato dal Ministro nel cui ambito ricade la Commissione
che si occupa di questo caso.
C'è un terzo elemento che mette in discussione il comportamento
che si è tenuto nella vicenda, e su questo vorrei provare a motivare,
perché ritengo che invece, nelle modalità possibili in un
caso come questo, in cui sono ben chiari gli elementi di contraddizione,
tutto sommato si sia cercato di seguire la strada meno peggiore, se posso
usare questa espressione. Faccio una premessa: a questa vicenda se ne
è affiancata una di natura mediatica; è stato fatto un lavoro
concreto per cercare di risolvere il problema riducendo il danno, se così
posso dire, rispetto alla bambina, però le due situazioni hanno
avuto scarsi punti di contatto.
Per quanto riguarda me - lo dico banalmente, ringraziando i funzionari,
i capi di gabinetto e quanti altri hanno lavorato nell'ombra - ho evitato
di commentare la vicenda in ogni singolo passaggio, perché qualsiasi
commento che veniva fatto era un ulteriore elemento che rendeva più
complicato il difficile lavoro di mettere insieme i diritti della bambina,
le disposizioni del tribunale di Genova e le istanze poste da un altro
Paese con cui abbiamo normali relazioni. C'era quindi il problema di tentare
di tenere insieme tutti gli aspetti di una vicenda la cui spettacolarizzazione
certo non ha aiutato, ritengo, da nessun punto di vista.
Fatta questa premessa, parlo adesso della vicenda sotto il profilo delle
concrete relazioni che si sono avute per cercare di risolverla e non dei
commenti che sono stati fatti.
Vorrei ricordare che, successivamente alla verifica delle violenze subite
da Maria, dopo che il tribunale dei minorenni di Genova aveva affidato
la minore al Comune di Cogoleto per gli accertamenti sanitari, il tribunale
stesso aveva disposto il rientro in patria della bambina e si era trovato
un accordo in base al quale, nell'ambito di un programma di riabilitazione,
la bambina potesse tornare in patria accompagnata sia da un supporto medico
e psicologico sia dalla famiglia ospitante.
Questa a noi era parsa - è sempre possibile che ci si sbagli -
una strada soddisfacente sia per il fatto che la bambina necessariamente
doveva rientrare in patria, per salvaguardare le condizioni di normali
rapporti tra Stati (si configurava altrimenti una fattispecie molto particolare
nei rapporti internazionali), sia perché si avevano le garanzie
che la bambina non tornasse nella condizione che aveva determinato la
violenza, ma si potesse determinare un percorso di reinserimento sociale
nel suo Paese di origine, che non desse più luogo ad elementi di
violenza e che fosse inoltre, sulla scorta delle informazioni acquisite
in Italia, verificato sia dalla famiglia che era stata affidataria sia
dal supporto medico e psicologico.
Questa è parsa la strada migliore perché la bambina non
era in Italia per un'adozione, ma per un programma specifico. Noi non
potevamo trasformare quel programma specifico in un'adozione; la cosa
che potevamo fare era seguire il rientro della bambina per evitare che
la stessa si ritrovasse nella condizione in cui si erano determinate le
violenze. Ciò è stato fatto, quindi si è seguito
un percorso definito di cui tutti coloro che dovevano essere informati
erano a conoscenza.
E qui si verifica un'altra circostanza: la bambina scompare e quindi non
si può dare luogo a questo compromesso. Penso ai problemi che sono
sorti sia per la bambina sia per il complesso delle questioni che stavano
attorno. Ritenevo che questo percorso avrebbe aiutato a costruire un rapporto
migliore con la Bielorussia dal punto di vista della verifica delle condizioni
effettive in cui i bambini versano negli istituti bielorussi, perché
si operava in un ambito contrattato, pattizio, in cui già un Paese
accetta che sulla verifica di un altro Paese ci sia un accompagnamento
di questo genere. Si poteva lavorare per allargarlo, ma il fatto che la
bambina non abbia seguito questo percorso ha aggravato i problemi.
Ritengo però che un percorso diverso non sarebbe stato proponibile,
pena la concreta messa a rischio della prosecuzione dei programmi di soggiorno
in Italia e dei piani di adozione dei bambini bielorussi. Se avessimo
seguito un'altra strada, avremmo prodotto complessivamente più
danni rispetto a quelli derivati dall'accompagnamento di Maria nel suo
Paese. Per tali motivi penso che abbiamo scelto la via migliore.
Credo di avere risposto alla domanda con cui mi si chiedeva perché
la bambina non fosse stata trattenuta in Italia. In tal caso avremmo impedito
e bloccato completamente il fenomeno dell'accoglienza tramite soggiorno,
cui diamo una valenza positiva, e l'eventualità che tali soggiorni
si ripetessero per più di due o tre volte. La prassi dei soggiorni
per bambini è nata dal verificarsi dell'incidente di Chernobyl
e ha quindi un fondamento, una pietra miliare. Se partiamo da una simile
considerazione, mi pare normale che si prosegua con questa pratica, al
di là del puro aspetto medico che, in qualche modo, è diventato
un elemento positivo di scambio per i bambini ospitati.
L'ultimo nodo riguarda i problemi relativi ai controlli e al da farsi
per evitare che si ripetano casi di questo tipo. È evidente che
se una situazione del genere è potuta accadere è perché
le procedure messe in piedi presentano dei difetti. Quando si discute
di bambini non possiamo accettare che, come in statistica, ci sia un caso
ogni tot. Non deve succedere. Al riguardo, la responsabilità che
mi assumo concerne le procedure costruite negli anni - non è che
sono state stabilite da questo Governo - e la loro messa a punto.
Nello specifico, il mandato che ho conferito al dirigente che coordina
la Commissione prevede la realizzazione di una verifica che tenga conto
degli elementi che enti locali, Regioni, famiglie e associazioni di famiglie
- qui parliamo in realtà di associazioni di famiglie - sono in
grado di fornire. Una simile opera deve essere compiuta con una modalità
così radicale da produrre una revisione delle procedure che risponda
al filone che veniva proposto.
E' necessaria una verifica delle caratteristiche della famiglia, la verifica
dell'opportunità o meno che famiglie che hanno in corso una richiesta
di adozione abbiano bambini in affidamento temporaneo (però in
questo caso non vi era una richiesta di adozione della stessa bambina,
ma la richiesta di adozione di altri bambini) e dell'opportunità
che l'affidamento venga ripetuto negli anni presso la stessa famiglia.
Sono tutti nodi che bisogna approfondire. Ripeto, le modalità di
verifica delle famiglie, le caratteristiche che devono avere, la ripetibilità
dell'affidamento temporaneo, la verifica dei percorsi di formazione, oltre
alla sovrapposizione tra richiesta di adozione e pratica dell'affidamento
sono tutti nodi che ho chiesto si passassero al vaglio.
Dal momento che non credo ci siano soluzioni salvifiche, la proposta che
intendo avanzarvi da questo punto di vista è che, nel momento in
cui il Comitato sia addivenuto alla raccolta del materiale necessario,
come pure degli orientamenti per stabilire queste nuove linee guida, data
la rilevanza del tema, si faccia un passaggio parlamentare. Dite voi se
è più opportuno che si svolga presso le Commissioni parlamentari
o in Aula, ragioniamo su quale sia la sede più appropriata, ma
ritengo necessario un passaggio parlamentare per vedere se le nuove linee
guida rispondono meglio di quelle che abbiamo avuto sin qui per tentare
di evitare situazioni quali quelle che si sono determinate fino a questo
momento.
Per quanto mi riguarda, assicuro non solo la mia massima disponibilità,
ma anche il mio interesse per far sì che temi di questo tipo non
vengano utilizzati per polemica politica ma per ritrovare, in primo luogo
nella ricerca del bene comune per questi bambini, le strade migliori per
cercare di evitare il verificarsi di situazioni del genere. Da questo
punto di vista, sarò aperto ad ogni suggerimento, prima di qualunque
decisione, in modo che ci sia un passaggio di verifica e, possibilmente,
di miglioramento della situazione.
PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro per l'esauriente
risposta che ci ha fornito.
BAIO DOSSI (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAIO DOSSI (Ulivo). Signor Ministro, la ringrazio
anche per aver colto le diverse domande e le sfumature raccolte in esse.
Ho molto apprezzato la sua affermazione secondo cui, se è successo
questo fatto che ha coinvolto una bambina, vuol dire che le nostre procedure
non funzionano fino in fondo e sono inadeguate. Avvertire questo da parte
del Governo e lanciare anche una disponibilità di collaborazione
- come lei ha fatto - verso il Parlamento nel momento in cui, dopo la
raccolta del materiale, saranno predisposte le nuove linee guida, credo
sia il tentativo di trovare una soluzione insieme senza dividerci; ci
saranno sfumature diverse, ma ciò fa parte del dibattito all'interno
di un Paese veramente democratico.
Tuttavia è opportuno cercare di non chiudere i rapporti con alcuni
Paesi perché lasciare uno spiraglio di collaborazione con loro
significa anche lasciare aperte le porte della speranza per i minori,
ma non solo.
Intendo aggiungere un concetto che non è in contraddizione con
quello che lei ha detto, ma auspico che lo colga a beneficio del lavoro
che il Governo sta facendo. Mi auguro che presto verrà nominata
anche la Commissione bicamerale per l'infanzia, che può rappresentare
il primo interlocutore di questo lavoro che proficuamente state compiendo.
Nel momento in cui ci si occupa di diritti umani dei bambini e di opportunità
da offrire ai bambini, credo che rifarsi alla sola legge, alla sola interpretazione,
ferma ed autorevole, del dettato legislativo oggi non sia più sufficiente.
Non si tratta, per esempio in questo caso, di garantire il diritto alle
cure, quindi alla salute, all'istruzione (diritti fondamentali, e guai
se non si guardasse a questi diritti): in questo caso si tratta di offrire,
attraverso questi soggiorni temporanei legati ad una esigenza e che continuano
- bisognerebbe anche interrogarsi se è corretto farli continuare
in modo così pesante -, un'opportunità vera, che non deve
però stravolgere la vita di quei bambini, perché dopo tornano
nei loro Paesi.
È inaccettabile rilevare in un Paese come il nostro, che riteniamo
civile, che è stata esercitata violenza su una persona umana, adulta
o bambina che sia, ma soprattutto se bambina. È un reato e deve
restare un grave reato anche nel momento in cui ci rapportiamo con un
bambino proveniente dall'estero.
BURANI PROCACCINI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BURANI PROCACCINI (FI). Signor Presidente,
parlerò per tre minuti, però mi appello anche alla sua competenza
ed autorevolezza perché in Aula è intervenuto il senatore
Colombo, che non era assolutamente autorizzato a farlo in occasione di
una seduta sul question-time. Oltretutto non capisco perché mi
ha tirato in ballo e mi verrebbe da dire veramente: «Sutor, ne ultra
crepidam!» in quanto io, di questo argomento, come Presidente della
Commissione bicamerale per l'infanzia nella precedente legislatura mi
sono occupata lungamente e in modo particolare di questi casi, non di
una Maria, ma di 30, 40, 50.000 Marie. Quindi, non vi è una sola
Maria. Quella è sotto i nostri occhi ed il suo è un caso
che va risolto singolarmente.
Detto questo, signor Ministro, ho detto a lei della parzialità
delle competenze, ma solo perché prendesse contezza che purtroppo
il Comitato sotto la sua giurisdizione in realtà non ha reali poteri
e si muove girandosi intorno, senza avere delle forti competenze; quindi
va coordinato con le competenze del Ministero degli affari esteri, dell'interno
e, soprattutto, della Presidenza del Consiglio, in capo alla quale vi
è la CAI, la Commissione per le adozioni internazionali che però,
per alcuni aspetti, interviene anche sugli affidi internazionali, e quindi
su una materia in fieri.
Ciò premesso, le do la notizia che proprio oggi si è costituito
in Parlamento un tavolo di concertazione su tale argomento voluto dalla
Vice presidente della Camera, dalla senatrice Questore del Senato, dalla
senatrice Serafini, responsabile DS per famiglie e minori, da me come
responsabile di Forza Italia per famiglie e minori, con l'invito a tutti
i colleghi che faranno parte della prossima Commissione bicamerale a parlare
alle famiglie, presenti attraverso il loro coordinamento, per informarle
che ci sarà un'attenzione particolare al tema e che ci offriamo
come interpreti della volontà del popolo, al di là dei palcoscenici,
del nostro possibile interesse mediatico particolare.
Ci offriamo serenamente ed umilmente, coprendoci anche il viso per risolvere
i casi di tutte le Marie che sono in questi Paesi dell'Est, ma anche dell'Africa,
del Centro-America, di tanti punti del mondo dove un bambino sta aspettando
una famiglia. In realtà, è a quel bambino ideale che dobbiamo
guardare. È quello il bambino che ci interessa, perché si
chiama Maria.
SELVA (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SELVA (AN). Capisco che lei non ha nemmeno
nascosto, signor Ministro, l'imbarazzo di dover rispondere nello stile
del question time inglese che, conosciuto perfettamente solo dal nostro
amico Furio Colombo, si presta a risposte "sì o no".
Ma all'unica domanda di un qualche significato che le avevo posto, lei,
ahimè, ha risposto con un no. Invece, si tratta di un sì.
Vale a dire: aveva fatto la famiglia Giusto domanda di adozione? Se non
l'aveva fatta prima del 13 luglio 2006, risulta comunicato al signor questore
di Genova che è stata fatta questa domanda. Precisamente, risulta
da un documento, che è in allegato, quanto segue: «in merito
alla relazione redatta dal sottoscritto in data 13 luglio, la famiglia
Giusto mi ha comunicato che l'associazione alla quale si sono rivolti
per richiedere l'adozione avrebbe ipotizzato quale soluzione per la situazione
della minore la possibilità di un cambio di istituto». Si
era addirittura parlato di cambi di istituto, quindi la domanda di adozione
evidentemente c'era.
Lei non ha pertanto risposto a questa domanda, così come non ha
risposto alla domanda sul perché da dieci anni spesso viene inviato
lo stesso fanciullo, la stessa fanciulla, nel posto iniziale visto che,
come ho spiegato prima sulla base di una considerazione fatta dall'ENEA
- non da me, che sono ignorante in questa materia - bastano due o tre
soggiorni.
Questo forse allora giustifica - non l'avrei voluto citare, perché
sembra quasi che, scritto da questo giornale, si tratti di una qualche
speculazione di carattere politico - che in Italia e in Bielorussia ci
sia un'industria dei bimbi di Chernobyl perché, sempre che ci si
possa avviare verso questa ipotesi di industria, in Italia vi sono ben
55 organismi che si occupano di adozione dopo Chernobyl, mentre ce ne
sono 10 in Canada e 25 negli Stati uniti. Ricordo, anche in questo caso
riferendomi all'esperienza geopolitica che ha il senatore Colombo, che
si tratta di Paesi piuttosto ricchi e, soprattutto, dieci volte superiori
per popolazione, per vastità di territorio e per possibilità
economiche.
Solidarizzo con lei, signor Ministro, per non avere uffici che le danno
delle informazioni esatte. (Applausi del senatore Pontone).
VALPIANA (RC-SE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALPIANA (RC-SE). Voglio anzitutto ringraziare
il Ministro per il comportamento sottotraccia tenuto in tutta questa vicenda
e per la sobrietà con cui anche oggi ha affrontato questo caso.
Sobrietà della quale ci sarebbe stato sicuramente bisogno in tutta
questa vicenda di Maria, ma, io credo, in tutta la partita dei soggiorni
dei bambini di Chernobyl.
Noi plaudiamo sicuramente all'idea di fare delle nuove linee guida e all'idea,
che il Ministro ci ha qui comunicato, di volerne discutere con il Parlamento.
Ricordo, non solo al Ministro ma anche ai miei colleghi, che nella scorsa
legislatura ha lavorato molto su questo tema la Commissione bicamerale
per l'infanzia. Vorrei infatti sottolineare che non è la prima
volta che avvengono casi di questo tipo, cioè di famiglie italiane
che trattengono bambini e che mettono in crisi tutto il rapporto con la
Bielorussia, che, ricordo, è uno Stato sovrano.
Di tanti bambini si abusa in Italia, in Francia, in Belgio, ma nessuno
si è sognato di mettere in discussione la capacità di questi
Stati di fare giustizia e di rendere giustizia a questi bambini colpendo
i colpevoli. Non capisco perché con la Bielorussia ciò sia
stato fatto, quasi ci fosse una nostra naturale capacità di amare
i bambini più di quanto possano fare i bielorussi.
Rivolgo al Ministro una domanda. Nella scorsa legislatura abbiamo molto
parlato dell'istituzione della figura del Garante per l'infanzia. Credo
che il Garante per l'infanzia, in un caso come quello di Maria, in tutti
i tanti casi di bambini italiani e stranieri come quello di Maria, potrebbe
essere una figura importante che tutela il diritto soggettivo di ogni
bambino, visto - speriamo - non come proprietà di qualcuno, ma
come soggetto a se stante.
L'ultima cosa che vorrei ricordare al Ministro è la necessità
(visti i tanti errori in cui anche i colleghi oggi sono incorsi in Aula
confondendo affido, soggiorni e adozione) di grandi campagne di informazione
per chiarire a tutti i cittadini italiani la differenza tra questi istituti
giuridici. (Applausi del senatore Tecce).
NEGRI (Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEGRI (Aut). Signor Presidente, ringrazio
il Ministro per aver risposto ai miei due interrogativi.
Occorre rivedere le linee guida del Comitato minori stranieri e i criteri
con i quali si danno questi bimbi, non in affido, ma in soggiorno temporaneo
alle famiglie italiane.
Chiedo al Ministro di verificare se è vero quanto risulta dagli
esperti di adozioni internazionali nella nostra Regione, il Piemonte:
la settimana scorsa, in numerosi programmi televisivi dell'Est, in particolare
in Russia, gli italiani sono stati definiti inaffidabili e le leggi italiane
inadeguate. Si è detto che gli italiani non sono stati neanche
capaci di restituire alla Bielorussia la bambina subito come era stato
richiesto. In questi Paesi sta andando avanti una campagna. Credo che
gli impegni che si è assunto oggi il Ministro siano seri.
Vi è la questione di come funziona il rapporto tra soggiorni terapeutici
e adozioni internazionali; con la Bielorussia forse c'è proprio
bisogno di un patto bilaterale. Il numero dei bambini bielorussi venuti
in Italia nel 2003 per soggiorni terapeutici è pari a 26.800, mentre
il totale delle adozioni nello stesso anno è stato di 167. In Ucraina,
Russia e Romania il rapporto è esattamente inverso. È evidente
che vi è un problema inerente all'uso di questi soggiorni temporanei
da parte dei bielorussi. È necessario un accordo bilaterale specifico
tra il nostro Paese (ora sottoposto - sembra - a un discreto ludibrio
pubblico da parte dei mezzi televisivi dell'Est) e la Bielorussia.
RAME (Misto-IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAME (Misto-IdV). Signor Presidente, signor
Ministro, la ringrazio dell'attenzione calorosa che ha dedicato a questo
caso.
C'è qualcosa di interessante che non è ancora emerso ma
va detto: il caso di Maria impone un'importante riflessione, che abbraccia
tutti i bambini bielorussi e le innumerevoli coppie italiane che soffrono
da anni per coronare il loro desiderio di adozione. Queste famiglie desiderano
dare amore, ma si trovano costrette, a causa di un meccanismo perverso,
a pagare denaro per potere dare questo amore. È incredibile!
Ancor peggio, si tratta di famiglie "interrotte": tre mesi d'estate
e poi un lungo inverno, fatto di voli aerei, regali, sofferenze, disagi,
alberghi e impegno economico per sostenere gli istituti che ospitano i
bambini (medicinali, servizi igienici minimi, aule scolastiche). Ci credo
che occorra tanto tempo per riuscire a ottenere l'adozione di un bimbo
bielorusso! I viaggi tra genitori e bambini coinvolti nel programma rendono
tra i 132.000 e i 136.000 euro l'anno, cifre tali che - come sostiene
il Ministro - vengono tenute in conto nella finanziaria bielorussa. I
bambini in affido sono, di fatto, un business da 20 miliardi di euro per
quel Paese.
A ciò si aggiunge ora il vergognoso ricatto della Bielorussia:
la sospensione delle adozioni. Certo, oltre alla Maria di cui discutiamo
oggi ci sono altre mille e più Marie, ma è lei oggi a subire
il silenzio delle nostre istituzioni e, ancor peggio, il pericolo dell'amnesia.
Ritengo necessario andare in Bielorussia, dove Dario e io siamo molto
conosciuti perché da oltre dieci anni vengono rappresentate le
nostre commedie: in questo momento, proprio a Minsk, è in scena
«Tutta casa, letto e chiesa». Io voglio vedere Maria e avere
la possibilità di parlarle. Voglio andare sul posto, fare mobilitazione,
attirare l'attenzione popolare e dei media su questo caso e su tutti i
casi analoghi.
Ho letto di recente sui giornali che il signor Ministro chiuderà
- spero sia vero - gli orfanotrofi in Italia entro dicembre. Me lo auguro
veramente e spero anche che le pratiche per le adozioni vengano sveltite
e che tanti bambini senza sorrisi possano trovare finalmente l'amore e
il calore di una famiglia, di una madre e di un padre.
COLOMBO Furio (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Senatore Colombo, concluda questa
via eccezionale fino in fondo. Solo una battuta.
COLOMBO Furio (Ulivo). Le sono profondamente
grato, signor Presidente.
Signor Ministro, vorrei dirle grazie anch'io, come hanno fatto i colleghi,
perché certamente ha aggiunto molte cose importanti. Tuttavia,
ha scelto - lo noto con dispiacere - di non rispondere a nulla di ciò
che io le avevo chiesto e, in particolare, in relazione a un punto fondamentale:
vi è una notizia di reato che non riguarda 50.000 Marie (di cui
tanti qui dentro si sono occupati) ma una sola. Una sola bambina risulta
essere stata oggetto di violenze inaudite. Tali violenze sono state fisicamente
accertate da medici pubblici delle ASL e non da strutture private. Sono
state psicologicamente accertate da esperti che hanno scritto per i due
tribunali (tribunale e corte d'appello) cose drammatiche e sono avvenute
in Bielorussia.
Signor Ministro, se si tratta di un adulto del cui comportamento immorale
in Thailandia giunge notizia a Milano, la giustizia interviene a Milano
e non lo rimanda certo in Thailandia. Perché invece, se abbiamo
notizia di comportamento immorale a danno di un bambino - adulto e bambino:
la storia è sempre quella - dobbiamo rimandarlo dove il reato è
stato commesso?
Ho posto questa domanda all'ambasciatore di Bielorussia e mi ha risposto
che va bene così, che la potestà spetta a loro e che loro
sono i tutori. Signor Ministro, mi deve dire: quale tribunale occidentale
o, senza utilizzare l'aggettivo «occidentale» che è
sempre ambiguo, quale tribunale della giustizia che conosciamo, quale
tribunale democratico, riaffiderebbe un bambino ad un tutore sospettato
- magari ingiustamente, ma comunque sospettato - di aver avuto parte nel
destino negativo del bambino stesso? Per giunta, ciò è stato
fatto con procedura d'urgenza, di notte, con un Tupolev da 156 posti vuoto,
con la scorta di due psicologhe che sono tornate dopo soli sei giorni,
senza aver potuto quindi impostare alcun lavoro.
E ancora le chiedo: perché l'ambasciatore di Bielorussia nega ad
un senatore della Repubblica italiana - presso la quale è ambasciatore
proprio per tenere buoni rapporti - la possibilità di andare in
Bielorussia? Si intende che gli ho spiegato bene che non avrei voluto
intervistare la bambina, ma solo fare una passeggiata nel luogo in cui
viene tenuta, guardare, vedere, magari scambiare con lei un saluto, ma
a discrezione degli psicologi bielorussi, proprio perché non si
deve interferire sul trattamento di un bambino. (Richiami del Presidente).
Ho dovuto però far presente all'ambasciatore, come faccio presente
a lei, signor Ministro, che non esiste la riabilitazione mentale, ma solo
quella fisica. Ho cercato di avere rapporti con i migliori «cervelli»
italiani in materia di psicologia infantile: la riabilitazione mentale
non esiste. Questo é un processo di presa di possesso da parte
di uno Stato. È stato detto che nessuno deve essere proprietario,
lo ha detto la senatrice Valpiana facendo uno sprezzante riferimento ai
coniugi Giusto, che hanno avuto la terribile colpa di volere bene alla
bambina. (Richiami del Presidente).
Esiste però la proprietà di Stato, che è stata riconosciuta
e questo è grave: la bambina è stata restituita in quanto
proprietà dello Stato.
PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni
a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così
esaurito.
Ringrazio il Ministro per le esaurienti risposte fornite.
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