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12 ottobre 2006
CAMERA - INTERPELLANZE PARLAMENTARI A RISPOSTA URGENTE E RISPOSTA DEL
MINISTRO BINDI
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CAMERA
- INTERPELLANZE PARLAMENTARI A RISPOSTA URGENTE E RISPOSTA DEL MINISTRO
BINDI
Atto Camera
Interpellanza urgente 2-00146
presentata da
EMANUELE SANNA
martedì 26 settembre 2006 nella seduta n.042
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per
le politiche per la famiglia, il Ministro della giustizia, per sapere
- premesso che:
la drammatica vicenda della bambina bielorussa trattenuta illegalmente
in Italia rischia di determinare pesanti conseguenze sui progetti di accoglienza
dei bambini bielorussi nel nostro Paese e sul programma di adozioni;
da quasi un mese una coppia di coniugi liguri trattiene secondo gli interpellanti,
illegalmente una bambina bielorussa da loro ospitata nell'ambito del sistema
di accoglienza iniziato all'indomani del disastro di Chernobyl;
ogni anno circa 30.000 bambini bielorussi vengono ospitati da altrettante
famiglie italiane, provenienti sia da Istituti (Iternat) che da famiglie,
spesso con storie tragiche alle spalle e un grande vuoto di affetti;
i soggiorni del bambini bielorussi non attribuiscono giuridicamente alcun
titolo alle famiglie ospitanti e pertanto le famiglie non sono affidatarie
dei piccoli ma solo persone che cedono temporaneamente la propria abitazione
a questi soggetti extracomunitari;
quello che vorrebbe essere un atto d'amore per una bambina che avrebbe
subito maltrattamenti, può tradursi in un gesto di egoismo che
rischia di avere conseguenze terribili per i tanti bambini bielorussi
bisognosi di cure, di affetto, d'amore, di una famiglia che li accolga;
la Bielorussia non è il paese degli orfanotrofi «lager»
come molte famiglie italiane hanno potuto constatare andando a visitare
i bambini ivi ospitati, ma anzi proprio in questi istituti trovano quella
protezione che non hanno avuto nelle famiglie naturali, dove hanno vissuto
condizioni di grave disagio sociale;
gli abusi di cui sarebbe stata vittima la bambina sarebbero una gravissima
eccezione e non la regola, non è giusto generalizzare in quanto
episodi di violenza avvengono anche nel nostro Paese, sia in famiglia
che in strutture scolastiche, e che la Bielorussia è in grado di
punire gli eventuali colpevoli e di tutelare la piccola;
la Bielorussia ha dato al nostro Paese garanzie, oltre ogni ragionevole
dubbio, circa la tutela della bambina, che sarebbe seguita da una equipe
medica mista italo-bielorussa e che verrebbe destinata ad altra struttura
e a seguito di tali assicurazioni e garanzie il tribunale dei minori di
Genova ha disposto il rientro della bambina in patria; nonostante tutto
i coniugi liguri hanno scelto, secondo gli interpellanti, con la presunzione
di restare impuniti, la via della illegalità, senza valutare le
gravi conseguenze che questo gesto rischia di avere nei confronti del
sistema dell'accoglienza dei bambini e del programma di adozioni;
sarebbe profondamente sbagliato avallare la prassi che in Italia il sequestro
di persona sia una soluzione di fronte al dilungarsi di una procedura
adottiva. Preso atto che come immediata conseguenza la Bielorussia ha
disposto il congelamento dei programmi di accoglienza e già nel
prossimo natale i bambini non verranno mandati in Italia;
le pesanti conseguenze che il rifiuto di riconsegnare la bambina al suo
Paese può avere per le migliaia di bambini che vengono ospitati,
soprattutto per i più deboli e bisognosi di cure quali quelli ospitati
negli istituti e perché il rifiuto di riconsegnare la bambina,
secondo gli interpellanti, mette in discussione il valore della legalità
e della giustizia, danneggia l'immagine dell'Italia nel mondo ed inoltre
rischia di compromettere la difficile opera di ricucitura che il Governo
italiano sta portando avanti per la concreta attuazione del protocollo
d'intese sulle adozioni -:
quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, intendano mettere
in atto al fine di ripristinare la legalità a difesa dei programmi
di accoglienza e dei procedimenti adottivi.
(2-00146) «Sanna, Sereni, Attili, Cogodi, Fadda, Palomba, Satta,
Schirru, Soro, Bressa».
Atto Camera
Interpellanza urgente 2-00144
presentata da
EMERENZIO BARBIERI
martedì 26 settembre 2006 nella seduta n.042
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli
affari esteri, il Ministro per le politiche per la famiglia, per sapere
- premesso che:
sui quotidiani di questi giorni stiamo vivendo il caso
di Maria, la bimba bielorussa trattenuta dai. coniugi di Cogoleto (Genova)
per tutelarla da abusi che avrebbe subito nell'orfanatrofio di Vileika;
tale situazione si inserisce nell'ambito della problematica delle adozioni
di bambini provenienti dalla Bielorussia;
a partire dal disastro di Chernobyl l'Italia si è
impegnata ad organizzare «percorsi d'accoglienza», due volte
l'anno, per 30 mila bambini, con l'obiettivo di diminuire l'esposizione
alla radioattività; tali soggiorni sono diventati, soprattutto
per i bambini provenienti dagli orfanotrofi, l'occasione per trovare una
nuova famiglia;
a partire dal 2003, il complesso percorso adottivo internazionale
è divenuto sempre più estenuante finché nell'ottobre
2004 il Governo bielorusso ha bloccato le adozioni, lasciando «congelati»
negli uffici e nei ministeri i dossier completi di 150 bambini;
dopo intensi contatti, diplomatici solo alla fine del
2005 è stato firmato un protocollo tra Italia e Bielorussia per
la riapertura delle adozioni, ma solo 150 di queste sono state sbloccate,
e solo un numero esiguo di bambini, poco meno di 30, hanno fatto il loro
ingresso in Italia, lasciando senza risposta oltre 400 domande già
inoltrate -:
quali iniziative intenda adottare perché venga
rispettato il nuovo termine indicato dalla Bielorussia (1o dicembre 2006)
per l'esito delle 150 domande di adozione sospese dal 2004 e per trovare
una soluzione, che a breve, possa dare una risposta alle oltre 400 richieste
di adozioni di bambini bielorussi;
se non ritenga opportuno realizzare nuovi accordi, con
la Bielorussia per stabilire dettagliatamente i termini del processo burocratico
per le ulteriori adozioni che verranno richieste dalle famiglie italiane
e per consentire l'affido preadottivo internazionale nelle famiglie italiane,
a tutti i bambini legittimamente richiesti in adozione, fino alla conclusione
positiva dell'iter adottivo;
se non ritenga necessario assicurare ai bambini bielorussi
la possibilità di continuare a beneficiare dei soggiorni nelle
famiglie italiane ospitanti e garantire la tutela dell'interesse superiore
del fanciullo, che deve essere a fondamento della rapida soluzione di
controversie diplomatiche e di inutili lungaggini burocratiche di iter
adottivi tutelando il diritto del minore, che norme nazionali e Convenzioni
internazionali pongono come principio cardine, cornice normativa entro
cui adottare futuri comportamenti e provvedimenti.
(2-00144)
«Barbieri, Adolfo, Ciro Alfano, Bosi, Casini, Cesa,
Ciocchetti, Compagnon, Riccardo Conti, D'agrò, D'alia, De Laurentiis,
Delfino, Drago, Forlani, Formisano, Galati, Galletti, Greco, Lucchese,
Marcazzan, Martinello, Mazzoni, Mele, Mereu, Peretti, Romano, Ronconi,
Ruvolo, Tabacci, Tucci, Volontè, Zinzi».
Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 10,07).
PRESIDENTE.
L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
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(Questioni concernenti le procedure di adozioni di bambini
provenienti dalla Bielorussia - n. 2-00144 e n. 2-00146)
PRESIDENTE.
Avverto che le interpellanze urgenti Barbieri n. 2-00144 e Sanna n. 2-00146,
che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi
l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).
L'onorevole Barbieri ha facoltà di illustrare la sua interpellanza
n. 2-00144.
EMERENZIO BARBIERI.
Signor Presidente, ringrazio anche la ministra Bindi per essere presente.
Debbo dire che l'importanza che il gruppo dell'UDC - l'interpellanza è
firmata da 33 deputati su 39 del gruppo - assegna alla questione è
testimoniata dal fatto che avevamo anche dichiarato la nostra disponibilità,
poi non raccolta dal Governo, a svolgere questa interpellanza come interrogazione
a risposta immediata nel question time, in modo tale da caricarla di significato
politico ancora più importante, soprattutto tenuto conto della
circostanza che una ripresa televisiva diretta su un tema che in queste
settimane coinvolge davvero l'attenzione e la sensibilità di parecchie
decine di migliaia di persone avrebbe potuto costituire un fatto significativo
anche per il Governo.
Il problema che viene posto è semplice e, al tempo stesso, complesso.
Abbiamo vissuto tutti, in queste settimane, in termini emotivi, il caso
di questa bambina - Maria o Vittoria, a seconda che la si chiami in Italia
o in Bielorussia - e quella che è stata, e può essere definita
obiettivamente, una tragedia dal punto di vista affettivo. Devo dire con
grande franchezza alla ministra Bindi che, al di là di una grande
attenzione su questa questione da parte del Ministero della giustizia,
non ho colto un'altrettanto attenta presenza da parte della stessa ministra
della famiglia, se non con dichiarazioni rilasciate ai giornali. Ma la
questione della bimba bielorussa pone un problema più generale,
ossia quello della problematica delle adozioni dei bambini provenienti
dalla Bielorussia. Spero non sia sfuggito neanche alla ministra Bindi
l'affermazione fatta da Lukashenko, Presidente - si fa per dire - della
Bielorussia, il quale ha dichiarato - lo ha riportato Il Giornale - che
ritarderebbe un po' queste adozioni perché quando i bambini tornano
in Bielorussia sono «impregnati di capitalismo». Se non si
trattasse di una tragedia, si potrebbe pensare davvero che siamo su Scherzi
a parte; infatti si tratta veramente di un'affermazione inspiegabile ed
incredibile.
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A partire dal disastro di Chernobyl, l'Italia si è impegnata ad
organizzare i percorsi di accoglienza, due volte l'anno, per 30 mila bambini,
con l'obiettivo di diminuire l'esposizione alla radioattività e
viene riconosciuto da tutti che i periodi trascorsi in Italia fanno molto
bene ai bambini. Soprattutto per quelli provenienti dagli orfanotrofi,
questi soggiorni sono diventati l'occasione per trovare una nuova famiglia.
A partire dal 2003, il complesso percorso adottivo internazionale è
divenuto sempre più estenuante, finché nell'ottobre 2004
il Governo bielorusso ha bloccato le adozioni, lasciando «congelati»
negli uffici e nei Ministeri i dossier completi di 150 bambini.
Dopo intensi contatti diplomatici, solo alla fine del 2005, è stato
firmato un protocollo tra l'Italia e la Bielorussia per la riapertura
delle adozioni, ma solo 150 di queste sono state sbloccate e solo un numero
esiguo di bambini, poco meno di 30, ha fatto il loro ingresso in Italia,
lasciando senza risposta oltre 400 domande già inoltrate.
Chiediamo dunque al Governo - autorevolmente rappresentato dal ministro
Bindi - quali iniziative intenda adottare perché venga rispettato
il nuovo termine indicato dalla Bielorussia (1o dicembre 2006) per l'esito
delle 150 domande di adozione sospese dal 2004 e per trovare una soluzione
che, a breve, possa dare una risposta alle oltre 400 richieste di adozione
di bambini bielorussi.
Chiediamo inoltre al Governo se non ritenga opportuno realizzare nuovi
accordi con la Bielorussia per stabilire dettagliatamente i termini del
processo burocratico per le ulteriori adozioni che verranno richieste
dalle famiglie italiane e per consentire l'affido preadottivo internazionale
nelle famiglie italiane a tutti i bambini legittimamente richiesti in
adozione fino alla conclusione positiva dell'iter adottivo.
Da ultimo, chiediamo se l'esecutivo non ritenga necessario assicurare
ai bambini bielorussi la possibilità di continuare a beneficiare
dei soggiorni nelle famiglie italiane ospitanti e garantire la tutela
dell'interesse superiore del fanciullo, che deve essere a fondamento della
rapida soluzione di controversie diplomatiche e di inutili lungaggini
burocratiche e di iter adottivi, tutelando il diritto del minore, che
norme nazionali
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e convenzioni internazionali pongono come principio cardine,
cornice normativa, entro cui adottare futuri comportamenti e provvedimenti.
PRESIDENTE.
Il deputato Sanna ha facoltà di illustrare la sua interpellanza
n. 2-00146.
EMANUELE SANNA.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, quando con alcuni
colleghi dell'Ulivo ho presentato, lo scorso 26 settembre, l'interpellanza
urgente che solo oggi giunge all'esame dell'Assemblea la vicenda della
bambina bielorussa, trattenuta illegalmente nel nostro paese, non si era
ancora conclusa.
In quei giorni, vi era nell'opinione pubblica una grande e fondata preoccupazione
sul futuro della piccola Vika e anche una diffusa incertezza sull'attività
che il Governo, la magistratura, le forze dell'ordine stavano svolgendo
in quei giorni difficili per il ritrovamento della bambina, per ripristinare
la legalità e non compromettere i corretti rapporti tra l'Italia
e la Bielorussia.
La nostra interpellanza mirava a portare in Parlamento un problema delicato
e, per certi versi, inedito sotto il profilo umano, ma anche di eccezionale
rilevanza sul piano giuridico ed istituzionale.
Signor ministro, non abbiamo mai avuto dubbi sull'impegno del Governo
e delle istituzioni pubbliche per affrontare con la necessaria fermezza
e anche con la necessaria sensibilità il caso angoscioso di una
bambina straniera, ospite di una famiglia italiana per una vacanza di
salute e poi, con il nobile intendimento di proteggerla da possibili violenze,
sottratta ai programmi e alle regole concordate per una serena e salutare
permanenza nel nostro paese.
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Tuttavia, a distanza di alcune settimane dalla scomparsa
della bambina, e dopo che tutti gli appelli al ripristino della legalità
erano caduti nel vuoto, abbiamo considerato ineludibile un confronto parlamentare
con il Governo, in primo luogo per sollecitare la positiva soluzione della
insostenibile condizione della piccola Vika e, più in generale,
per salvaguardare lo straordinario patrimonio dei programmi di accoglienza
dei bambini bielorussi nel nostro paese e, ancor più, per non compromettere
i provvedimenti di adozione e i procedimenti in corso riguardanti centinaia
di famiglie italiane.
Sulla vicenda della piccola Vika, dopo il rientro nel suo paese, non si
tratta ora di lavarsene «pilatescamente» le mani o di rimuovere
il fardello di sofferenze che, assieme alla bambina, ha coinvolto la famiglia
che l'ha ospitata e le persone che in vario modo l'hanno curata o che
sono venuti a trovarsi con lei in contatto.
Penso che, nel pieno rispetto del programma di tutela e di recupero stabilito
dalle autorità di Minsk, anche il nostro paese non si debba disimpegnare
di fronte alle complesse problematiche che questa vicenda ha determinato
sulla bambina; in questo senso la presenza costante di due specialisti
italiani disposta dal tribunale dei minori di Genova, a supporto della
bambina nell'attività di riabilitazione e recupero, ci sembra un
fatto molto positivo.
È auspicabile comunque, cari colleghi, signor Presidente, che nell'interesse
preminente della bambina si abbassi ora il clamore mediatico su questa
dolorosa vicenda e che l'attenzione della pubblica opinione e delle istituzioni
si concentri più costruttivamente sulla soluzione dei problemi
ancora aperti nel campo dell'accoglienza e delle adozioni di tanti bambini
bielorussi da parte delle famiglie italiane, come accennava poc'anzi,
illustrando la sua interpellanza, anche il collega Barbieri.
Forse non è inopportuno, cogliendo la presente significativa occasione
di confronto parlamentare, richiamare la cornice e il percorso che ha
caratterizzato negli ultimi vent'anni la straordinaria esperienza dell'accoglienza
di bambini bielorussi in Italia, e forse, anche per trarre dalla vicenda
di Vika e della famiglia che l'ha ospitata tutti i necessari insegnamenti,
non è
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neanche inopportuno richiamare la nostra attenzione e
quella della pubblica opinione sul rischio che si continui a fare confusione,
signor ministro, tra accoglienza, affido e adozione internazionale, una
confusione che può generare non solo irrazionali ondate emotive
tra i cittadini, ma soprattutto conseguenze negative per tanti minori
in difficoltà e per le famiglie che, con un atto di straordinaria
solidarietà umana, si rendono pienamente disponibili ad accoglierli
e aiutarli nel loro difficile percorso di vita.
L'accoglienza internazionale non è un affido, né tantomeno
un succedaneo dell'adozione. L'Italia nel campo dell'accoglienza, in particolare
verso i bambini della Bielorussia, ha dimostrato - come sappiamo - negli
ultimi lustri una eccezionale ed esemplare sensibilità. Sono circa
30 mila i bambini di quel paese che ogni anno soggiornano in Italia presso
famiglie che li ospitano in prevalenza durante i mesi estivi e nel corso
delle festività di fine anno.
Vengono in Italia in tanti con il consenso delle loro famiglie, ma nella
maggior parte dei casi si tratta - come sappiamo - di bambini senza famiglia,
che crescono negli istituti statali con storie dolorose e pratiche che
accompagnano la loro difficile infanzia. Vengono da noi da tanti anni
perché in Italia si è sviluppata una formidabile catena
di solidarietà, alimentata da una ricca rete di organizzazioni
umanitarie di volontariato, di associazioni di famiglie che hanno costruito
un ponte permanente di collaborazione e di amicizia con la Bielorussia
per il benessere e per il futuro di quei bambini, ma anche per lo sviluppo
di quel paese attraversato dalla tragedia di Chernobyl e da una difficile
transizione economica e istituzionale.
Il popolo della giovane Repubblica bielorussa vive ancora sulla propria
pelle le conseguenze del disastro di Chernobyl; rispetto all'Ucraina,
di cui fa parte Chernobyl, la Bielorussia è stata investita più
duramente dalla nube avvelenata che si sprigionò da quella centrale
nucleare venti anni fa in quella tragica notte del 26 aprile 1986. Un
quinto del territorio del paese venne massicciamente contaminato. Si registrarono
migliaia di vittime, ma le conseguenze sanitarie, sociali ed economiche
di quella che dev'essere considerata, signor ministro, la più grande
tragedia nuclerare di tutti tempi, si sono
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prolungate nel tempo e fanno sentire i loro effetti devastanti
ancora oggi, soprattutto sulla generazione nata dopo quel terribile disastro
ecologico.
L'esplosione del reattore di Chernobyl, onorevoli colleghi e signor Presidente,
ha scaricato la sua pioggia radioattiva non solo sul territorio della
Bielorussia e dell'Ucraina, ma è penetrata nelle fibre più
profonde di tutti gli organismi viventi, animali e vegetali, e in particolare
ha minato la crescita ed il regolare sviluppo dei bambini e dei ragazzi
di quei paesi. Penso che - lo voglio dire con franchezza anche in quest'aula
- dovrebbero essere più prudenti quegli esponenti politici spesso
superintervistati dai media nei giorni scorsi (anche perché hanno
rivestito ruoli istituzionali rilevanti nel Governo di questo paese),
quando affermano che dopo Chernobyl in Italia si è sviluppato un
business per la Bielorussia. Penso che sia un'affermazione imprudente
e, allo stesso tempo, ingenerosa e persino cinica.
Quelle decine e decine di migliaia di bambini che da tanti anni vengono
a trascorrere l'estate in Italia con il consenso dei loro familiari e
del loro Governo, non sono l'esca per alimentare un ingiustificato e mercantile
turismo sanitario, come ha recentemente affermato qualche autorevole esponente
politico che siede in questo Parlamento. Quei ragazzi vengono e sono venuti
per contrastare gli effetti che quell'aria avvelenata ha determinato sui
loro organismi in fase di sviluppo. Sono più di diecimila le persone
ancora oggi colpite in Bielorussia da gravi patologie derivanti da quel
disastro ecologico. Le conseguenze totali dell'influenza prolungata della
catastrofe non sono ancora completamente prevedibili.
Attenzione, cari colleghi, la comunità scientifica internazionale
continua a discutere problematicamente di questo tema sui livelli di contaminazione
compatibili con la vita e con un regolare accrescimento dell'organismo
umano. Si discute, s'indaga, si valutano nel tempo le conseguenze sulla
salute delle piccole dosi di radiazioni, del carattere della migrazione
nell'organismo dei radionucliti. Le scorie di Chernobyl non sono solo
nel territorio di quei paesi, ma anche nelle vene e nella vita di quei
ragazzi che noi accogliamo e poi rientrano nelle loro famiglie e nei loro
istituti, dopo una benefica vacanza di salute.
La Bielorussia è diventata, suo malgrado, una sorta di cavia, un
poligono planetario, com'è stato scritto per studiare le
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conseguenze delle catastrofi del nucleare. Ieri i giapponesi
e oggi i bielorussi, signor ministro, sono le vittime principali di una
comune tragedia storica. Noi dobbiamo essere orgogliosi come italiani
- non imbarazzati o arroganti -, per il contributo di solidarietà
e di cooperazione attiva che abbiamo dato per attenuare le sofferenze
e i danni derivati da quell'incidente.
Nella rissa mediatica che si è scatenata sulla vicenda, comunque
dolorosa, della bambina bielorussa e dei coniugi che la ospitavano, la
portata generale della tragedia di Chernobyl è stata, a mio giudizio,
abilmente offuscata. Attenzione, però: se la comunità internazionale
dimentica Chernobyl e lascia sola la Bielorussia ad affrontare le conseguenze
ancora non del tutto valutabili di quel disastro, ritengo che sia stia
irresponsabilmente sottovalutando un problema molto serio che riguarda
la sicurezza, la salute ed il futuro di tutta l'umanità. Una umanità
che - come vediamo e come ci dicono le cronache delle relazioni internazionali
anche in questi giorni - dovrà fare comunque attentamente e duramente
i conti con l'uso corretto dell'energia nucleare.
I programmi di accoglienza non devono quindi essere frenati e noi oggi
siamo chiamati, signor ministro, come Parlamento e come Governo, ad affrontare
i problemi nuovi che si sono affacciati dopo le recenti vicende. Nei giorni
scorsi, come sappiamo, le autorità bielorusse hanno autorizzato
il soggiorno temporaneo in Italia di altri ragazzi, ma il nulla osta è
stato concesso solo a bambini che vivono con loro famiglie, mentre permane
il blocco per quelli che vivono negli istituti (quindi per i ragazzi più
bisognosi di sostegno affettivo e sanitario).
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Bisogna superare subito questa fase critica e di diffidenza
con una politica di dialogo e di reciproche garanzie istituzionali. Occorre
che Governo e Parlamento mettano in campo tutte le necessarie e più
incisive iniziative, soprattutto per salvaguardare i programmi di affido
e di adozione già predisposti sulle basi delle leggi e delle regole
vigenti nel nostro paese e concordate a livello internazionale: accoglienza
e, in particolare, affido e adozione. Per questi ultimi si tratta di due
istituti di straordinaria rilevanza umana e sociale, che vanno gestiti
con grande rigore formale ed istituzionale.
La Convenzione dell'Aja prevede, come sappiamo, per le adozioni internazionali,
un'autorità centrale, la Commissione per le adozioni internazionali.
Qui sta il cuore dei problemi che le istituzioni del nostro paese sono
chiamate ad affrontare in questa fase, in un rapporto di proficua cooperazione
con le autorità della Bielorussia per portare a compimento, in
maniera lineare, il protocollo di intesa sulle adozioni sottoscritto quasi
un anno fa, il 22 dicembre 2005.
Gli enti e le associazioni, che con grande sensibilità e competenza
si occupano di questo problema, anche nei giorni scorsi, signor ministro,
nel corso di una audizione informale presso la Commissione affari sociali
della Camera ci hanno sollecitato a promuovere alcune precise e immediate
iniziative, soprattutto per sbloccare il programma concordato di adozioni.
È stata avanzata la proposta di una missione parlamentare per affrontare
con l'autorità di Minsk le difficoltà che finora hanno frenato
il programma.
Forse è opportuno, a mio giudizio, far precedere la missione di
una delegazione parlamentare da una missione tecnica, che coinvolga, in
particolare, i ministeri della famiglia, degli affari esteri e della solidarietà
sociale, per approfondire tutti gli aspetti tecnici dell'impasse che si
è determinato.
Bisogna, in particolare, puntare alla sanatoria di tutte le pratiche adottive
depositate alla data della firma del nuovo protocollo (dicembre dello
scorso anno), presso il centro adozioni di Minsk, che, per ragioni incomprensibili,
ancora non sono state prese in esame.
La Bielorussia deve consentire, inoltre, la presentazione formale di tutte
le pratiche adottive già perfezionate in Italia
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e depositate presso gli enti autorizzati. Su tali pratiche
la Commissione adozioni italiana deve fare una rapida verifica prima della
trasmissione a Minsk.
PRESIDENTE.
La prego di concludere.
EMANUELE SANNA.
Sulla definizione di queste pratiche, che riguardano circa 500 adozioni,
occorre concordare tempi certi e ragionevoli di conclusione, auspicabilmente
non superiori ad un anno, per non generare problemi psicologici e relazionali
molto delicati nella famiglie e nei ragazzi.
Concludo, signor Presidente. Il Governo ci darà sicuramente oggi
le informazioni che abbiamo sollecitato e noi ne trarremo le indicazioni
più utili per una iniziativa incisiva, anche da parte del Parlamento,
volta a dare una risposta positiva non solo alle tante famiglie italiane,
ma, soprattutto, alla moltitudine di ragazzi e bambini che sono nati in
altre parti dell'Europa e del mondo, comunità diseredate attraversate
da insopportabili sofferenze e ingiustizie, che sperano di trovare nella
solidarietà e nella forza civile del nostro paese una sponda sicura
per una vita felice e rispettosa dei loro diritti e della loro dignità
umana.
PRESIDENTE.
Onorevole Sanna, se crede, può consegnare la parte di intervento
che non ha avuto il tempo di leggere.
Il ministro per le politiche per la famiglia, Rosy Bindi, ha facoltà
di rispondere.
ROSY BINDI,
Ministro per le politiche per la famiglia. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, ringrazio l'onorevole Sanna, l'onorevole Barbieri e i firmatari
delle rispettive interpellanze urgenti.
Credo anch'io che i problemi che sono stati esposti questa mattina siano
di notevole importanza, anche perché, come è stato sottolineato,
investono per ciascuno di noi, per molte famiglie e per molti bambini
gli aspetti più profondi della nostra esistenza.
Vorrei subito fare una precisazione che è doverosa nei confronti
dell'onorevole Barbieri e non solo. Egli ha voluto evidenziare il mio
silenzio e, forse, anche quella che secondo lui è stata una mia
inerzia nella difficile vicenda che ha
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interessato la piccola Maria. Credo che su questa vicenda
siano state dette, e continuano ad esserlo, molte parole opportune e giuste
ma, forse, come anche l'onorevole Sanna ha avuto modo di sottolineare,
è stato fatto anche un uso improprio dei sentimenti e degli aspetti
molto delicati in essa coinvolti. Quanto a me, ho preferito, doverosamente,
attenermi alle mie responsabilità. Sono, infatti, un ministro per
le politiche per la famiglia al quale è stata attribuita, dal Presidente
del Consiglio dei ministri, la delega in materia di adozioni internazionali
ma non la delega relativa al comitato dei minori e ai soggiorni di risanamento,
che sono di competenza del ministro della solidarietà sociale.
Come tutti sanno, la vicenda che ha interessato la piccola Maria è
strettamente collegata alla sua permanenza in Italia per un soggiorno
di risanamento. Successivamente, si è trasferita nelle sedi giudiziarie,
rispetto alle quali la competenza è, chiaramente, del Ministero
della giustizia. Ho seguito questi fatti, e, soprattutto, le conseguenze
che si sono determinate e che, a tutt'oggi, secondo me, si stanno determinando,
in relazione alla mia responsabilità in materia di adozioni. Non
mi sono sottratta ad esercitare la mia responsabilità quale membro
del Governo, inteso nella sua collegialità, ma ho ritenuto giusto
che fossero i dicasteri e i ministri direttamente responsabili a curare
direttamente questo caso. A riprova di questo, vorrei dire a questa Camera
che, per il pomeriggio di oggi, era stata a mio avviso non correttamente
prevista la mia presenza presso il Senato per rispondere ad una interrogazione
a risposta immediata relativa alla vicenda della bambina bielorussa. Ho
fatto presente alla Presidenza del Senato che altro ministro avrebbe dovuto
rispondere su questa materia. Chi mi conosce sa che non mi sottraggo alle
mie responsabilità ma neppure mi piace invadere le competenze altrui.
Tra l'altro, questa è una materia nella quale, forse, dato il tasso
di emotività che la caratterizza, io credo che occorrano da parte
di tutti una grande misura e una grande attenzione e ritengo che siano
dovute, soprattutto, nei confronti della bambina, oltreché nei
confronti della coppia che, naturalmente, ha tutta la nostra comprensione
e tutto il nostro rispetto.
Detto questo, ritengo che il caso abbia portato alla nostra attenzione
in maniera più evidente i temi delle adozioni
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internazionali e dei rapporti con la Bielorussia, in
particolare. Se posso dirlo, data la mia responsabilità, di questo
dobbiamo approfittare, in maniera corretta, sia per quanto riguarda le
responsabilità che devono essere esercitate dal Governo italiano,
sia per quanto riguarda il comportamento della Bielorussia. Parto da una
considerazione molto semplice.
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Credo che, dopo Chernobyl (fatto che, concordo con l'onorevole
Sanna, non va mai rimosso dalla nostra coscienza di italiani ed europei,
oltre che di cittadini del mondo), con la Bielorussia, in virtù
dei viaggi di risanamento dei bambini, si sia realizzata la più
grande opera di cooperazione internazionale che il nostro paese abbia
mai messo in piedi.
Io continuo a chiamarla così anche perché il suo valore
più grande sta nel fatto che le risorse per questa grande opera
di cooperazione non sono risorse pubbliche, ma sono in larga parte risorse
delle famiglie. È una grande opera di sussidiarietà nei
confronti della quale le istituzioni hanno avuto e hanno il dovere di
fornire il sostegno dovuto e necessario, consapevoli però che questa
grande opera di cooperazione è stata svolta dalla società
italiana e grazie alla sua generosità.
Sappiamo tutti che quando sono in gioco 400 mila bambini (tanti sono i
bambini che hanno usufruito in questi anni dei soggiorni di salute, e
altrettante sono le famiglie che li hanno ospitati), quando ci si trova
di fronte ad un'opera grandiosa come questa, si possano verificare anche
situazioni, si possono insinuare anche comportamenti non corretti, sappiamo
che ci può essere chi ama approfittarne, che ci possono essere
stati casi difficili.
Noi siamo consapevoli che la nostra vicenda umana è segnata da
un limite, che attraversa tutto ciò che abbiamo, anche le cose
più belle che siamo capaci di mettere in piedi. Ritengo tuttavia
che in questo momento, in cui la vicenda della bambina è sotto
i riflettori, sia assolutamente ingiusto che questa grande opera di cooperazione
e di generosità, di amore, chiamiamolo pure così, venga
tacciata di essere un grande business, o comunque un malaffare.
Lo ritengo ingiusto nei confronti di tutte quelle famiglie che si sono
anche sacrificate personalmente e che hanno comunque messo in gioco le
cose più importanti della vita, cioè i loro sentimenti.
È anche ingiusto nei confronti di questi bambini che sono, potrei
dire, i primi ambasciatori d'Italia in Bielorussia, da adesso fino al
futuro.
Questa deve essere la premessa di tutte le nostre riflessioni. L'altra
premessa che voglio fare è che, sicuramente, tra questa
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grande opera di cooperazione, di generosità, di
solidarietà e le adozioni internazionali, si è inevitabilmente
stabilito un rapporto.
È bene che si sappia però, non solo che c'è differenza
tra accoglienza, soggiorni, affido internazionale (sul quale ritornerò
tra un momento) e adozione internazionale, ma anche che la percentuale
dei bambini bielorussi adottati in questi anni (certamente, in relazione
alla conoscenza che si è sviluppata durante i soggiorni) è
minima, assolutamente una percentuale irrisoria rispetto a quest'opera
di generosità assolutamente gratuita anche da questo punto di vista!
Per cui, se si vuole insinuare che c'è una sorta di tentativo di
strumentalizzare i soggiorni al fine di stabilire una sorta di percorso
privilegiato per le adozioni, anche questo argomento credo che debba essere
assolutamente respinto al mittente, perché, purtroppo, invece,
noi siamo qui a riflettere insieme perché tutt'altro che di privilegio
si tratta per le coppie adottanti.
La terza premessa che volevo fare, è questa: noi abbiamo una buona
legislazione in materia di adozione internazionale e abbiamo sicuramente
una buona pratica per quanto riguarda i soggiorni, credo però che
non possiamo non sottolineare che abbiamo una carenza nel nostro ordinamento
per quanto riguarda la figura dell'affido internazionale. Ritengo che
si debba provvedere, ritengo che il Governo debba prendere una iniziativa,
naturalmente nella collegialità che le competenze ministeriali
richiedono e impongono. Allo stesso modo, credo sia arrivato il momento
di verificare, dopo alcuni anni di sperimentazione, se la legge sulle
adozioni internazionali abbia bisogno di alcuni interventi, di alcuni
ritocchi. Uno di questi, che riguarda le semplificazioni, lo abbiamo già
introdotto nel decreto sulle semplificazioni. Credo anche che debba essere
fatto un investimento sulla Commissione per le adozioni internazionali,
che si trova sicuramente caricata di non poche responsabilità .
La quarta premessa è che noi abbiamo rapporti con Stati sovrani
che si muovono nel rispetto della Convenzione dell'Aja, ma abbiamo anche
rapporti con Stati sovrani con i quali non sempre le relazioni bilaterali
politiche sono altrettanto soddisfacenti. In particolare, sappiamo che,
per quanto riguarda la Bielorussia, il problema delle relazioni internazionali
si
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colloca all'interno di un quadro di relazioni politiche
bilaterali - ma non solo bilaterali - molto complicate e molto difficili.
Faccio questa premessa, alla quale ne collego una di carattere ancora
più generale. Il tema delle adozioni internazionali è a
mio avviso tema di politica estera. Il motivo per il quale ho voluto partecipare
alla missione del Governo italiano in Cina, ed in quella circostanza siglare
l'accordo con quel paese per le adozioni internazionali - che stagnava
da circa nove anni -, è dovuto al fatto che o le adozioni internazionali
rientrano a pieno titolo nei rapporti bilaterali, come vi entra il commercio
con l'estero, la ricerca e l'innovazione tecnologica, o altrimenti saranno
sempre la Cenerentola di questi rapporti. A mio avviso, invece, esse rappresentano
l'aspetto più importante, perché abbiamo a che fare con
il fattore umano.
È evidente che la vicenda delle adozioni con la Bielorussia si
colloca in questo quadro di carattere generale. I dati li avete offerto
voi, non sto qui a ripeterli. Siamo di fronte ad uno Stato che ha preso
delle decisioni incomprensibili, soprattutto nei confronti del nostro
paese, in materia di adozioni internazionali. A fronte di un'opera così
straordinaria di solidarietà, non si giustifica, dal 2004 ad oggi,
il comportamento di questo paese, che tiene bloccate 151 pratiche di adozioni
- una più, una meno -, per le quali sicuramente l'iter è
già tutto concluso secondo gli accordi che ci sono tra i nostri
due paesi. Inoltre, la Bielorussia si rifiuta di ricevere 450-500 domande
di adozioni internazionali, che, per quanto riguarda il nostro paese,
al di là di una ultima verifica da parte della Commissione per
le adozioni internazionali, presentano tutte le caratteristiche di ricevibilità
da parte di questo paese.
Non vogliamo sindacare le loro scelte e il cambiamento della loro legge
interna. Lo hanno fatto altri paesi: come sapete, abbiamo problemi con
la Bulgaria, così come con la Romania. Il motivo per il quale credo
che dobbiamo allargare gli orizzonti a tutto il resto del mondo è
anche legato al fatto che le relazioni, così buone fino a qualche
anno fa, con i paesi dell'est europeo oggi non sono più tali. Non
possiamo sindacare la scelta di uno Stato sovrano che decide di considerare
l'adozione internazionale un'eccezione perché intende tenere i
propri bambini nel proprio paese per facilitare le adozioni nazionali
perché compie delle scelte che dal punto di vista umanitario noi
potremmo anche sindacare, ma non certo dal punto di vista della sovranità
e della possibilità di quel paese.
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Detto questo, però, è chiaro che i patti si rispettano.
Dunque, le 650 domande di adozione - le 150, più le 500 - fanno
parte dei patti precedenti.
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In questi mesi in cui - come potete immaginare - ho avuto
modo di incontrare più volte l'ambasciatore della Bielorussia presso
il nostro paese, ho fatto continuamente presente i seguenti aspetti. In
primo luogo, non tollereremo che entro il 1o dicembre non ci vengano date
risposte sulle 150 adozioni. Ho anche aggiunto che il ministro dell'istruzione
bielorusso non può pensare di cavarsela dicendo che le ha esaminate
e le ha respinte, perché abbiamo già chiesto di poter riesaminare
le 17 di recente respinte perché prive di motivazione.
Siamo consapevoli che apparentemente hanno il coltello dalla parte del
manico, non lo nascondo. Però, è stato fatto presente che
le armi non si usano quando si ha a che fare con questioni così
delicate. Deve esserci altrettanto impegno per prendere in esame seriamente,
da parte nostra e da parte loro, le altre 500 domande, che comunque fanno
parte del pregresso nei confronti del quale vi erano stati precisi impegni.
Tale quadro di fermezza, ma anche di chiarezza e di correttezza da parte
nostra nei confronti del Governo bielorusso, è il presupposto di
un percorso che abbiamo individuato e che dovrebbe portare, nei primi
giorni di novembre, ad effettuare una missione tecnica a Minsk voluta
dal Governo, in maniera particolare dalla sottoscritta, per cercare di
ridisegnare i termini dei nostri rapporti ed anche, come chiedeva l'onorevole
Barbieri nella sua interpellanza, di ridiscutere i termini dell'accordo.
Non siamo disponibili a riesaminare, o meglio a rinunciare, agli impegni
che la Bielorussia aveva già assunto con noi nei confronti delle
650 adozioni.
La missione, come sapete, non potrà che essere tecnica ed il Parlamento
valuterà se dopo tale missione intende farne un'altra: noi siamo
assolutamente disponibili a qualunque tipo di aiuto e di contributo. Il
Governo non è assolutamente geloso delle sue prerogative: vuole
aprire la strada attraverso una missione tecnica, ma se il Parlamento
riterrà opportuna la presenza di una commissione interparlamentare
questa sarà assolutamente ben accolta, perché quello che
ci interessa è arrivare a conclusioni positive.
Abbiamo anche dato la nostra disponibilità, con riferimento ai
progetti della Commissione per le adozioni internazionali, a tenere in
particolare considerazione la Bielorussia per eventuali
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programmi a sostegno dei bambini bielorussi presenti
negli istituti e nelle famiglie. A fronte di questo, però, non
siamo disponibili a tollerare che i viaggi di risanamento riprendano in
assenza dei bambini che soggiornano negli orfanotrofi, che, come voi avete
sottolineato, sono quelli che ne hanno probabilmente più bisogno.
Dopo la vicenda della piccola Maria vi è bisogno di nuove garanzie,
di riprendere in esame anche la materia dei soggiorni: siamo assolutamente
disponibili. Tuttavia, non siamo disposti a tollerare che di fronte ad
un'opera che ha un chiaro carattere umanitario vi sia una discriminazione
così pesante. Credo di avere così risposto a tutte le domande
poste. Aggiungo che, nel disegno di legge finanziaria, sono state stanziate
delle risorse - penso al fondo messo a disposizione del ministro per le
politiche per la famiglia - parte delle quali sarà destinata al
miglior funzionamento della Commissione per le adozioni internazionali
(è stata anche chiesta una delega per la delegificazione circa
le sue competenze ed organizzazione).
Una parte di questi finanziamenti dovrà essere anche indirizzata
al sostegno delle coppie adottanti, costrette a sostenere costi assolutamente
troppo pesanti per alcuni bilanci familiari. È intenzione della
sottoscritta chiedere che, nel provvedimento collegato al disegno di legge
finanziaria, vi sia una delega per la riforma della legge sulle adozioni
internazionali e per l'istituzione dell'affido internazionale, affinché
si abbia un quadro normativo completo che consenta di far fronte a tutte
le situazioni.
Sono assolutamente disponibile all'incontro e al dialogo con le associazioni
dei genitori che ospitano i bambini e, evidentemente, soprattutto con
le associazioni che rappresentano le coppie adottanti, perché insieme,
in questo quadro, si possa costruire un percorso, individuando meglio
scopi e contenuti della missione tecnica e, in base ai risultati di tale
missione, giungere a delineare una linea d'azione chiara.
Comunque, di tutta questa vicenda - vorrei sottolinearlo - è pienamente
investito anche il Ministero degli esteri. Non smentisco una delle premesse
che ho fatto quando ribadisco che con tutti i paesi, ma soprattutto con
la Bielorussia, sono in gioco alcune questioni eminentemente politiche
che noi vorremmo fossero messe al servizio della soluzione del problema
adozioni, anche per capovolgere quel comportamento che qualche volta ci
fa pensare, purtroppo, al contrario, e cioè
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che siano invece le adozioni e i bambini ad essere messi
al servizio dei problemi politici con quel paese: questo non lo possiamo
tollerare.
PRESIDENTE.
L'onorevole Barbieri ha facoltà di replicare per la sua interpellanza
n. 2-00144.
EMERENZIO BARBIERI.
Signor Presidente, la ministra Bindi avrà la pazienza di ascoltarmi.
Io sono fra quei parlamentari dell'opposizione che dà dell'operato
di questo Governo, da quando si è insediato ad oggi, un giudizio
che rasenta lo zero. Questa mattina, però, dalla ministra Bindi
ho ascoltato cose di notevole interesse che, per quanto mi - e ci - riguarda,
sono anche fortemente condivise. La ministra Bindi non solo ha risposto
correttamente alle domande che avevamo posto ma ha fatto di più.
Ha infatti espresso alcune considerazioni che, dal nostro punto di vista,
sono assolutamente condivisibili.
Pertanto, ci dichiariamo fin d'ora disponibili a lavorare nella direzione
tracciata. Tuttavia, trovo però - lei non lo ha chiesto ma io che
faccio opposizione sento il dovere di dirlo - leggermente demenziale che
nella delega che il Presidente del Consiglio le ha conferito non ci sia
tutta la questione attinente alla famiglia. Trovo leggermente demenziale
che una parte di questa tematica venga delegata al ministro della solidarietà
sociale (non perché si chiami Paolo Ferrero e sia, per tutte le
sue reiterate e ripetute interviste, un altro di quelli per cui non passa
giorno che non rilasci dichiarazioni, arrivando al punto che fra lui e
il collega Cento è in atto una lotta a chi dichiari di più).
Trovo incredibile che delle questioni di cui trattiamo non si debba occupare
la ministra Bindi.
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Infatti, se la motivazione è quella qui addotta
dalla ministra Bindi per evitare ogni tipo di polemica con il suo collega
di Governo Ferrero - vale a dire, che una parte delle questioni può
essere considerata afferente alla solidarietà sociale -, osservo
che tutta una serie di altre questioni potrebbe essere considerata anch'essa
pertinente all'ambito della solidarietà sociale. Quindi, da tale
punto di vista, non comprendo perché, ad esempio, tutta la competenza
sulle pensioni non sia assegnata al ministro Ferrero anziché al
ministro del lavoro in quanto, dati i tempi attuali, più solidarietà
sociale delle pensioni non esiste. Credo che il Governo farebbe meglio
a tornare sui suoi passi e ritengo che Prodi farebbe molto bene a conferire
alla ministra Bindi complessivamente le deleghe su tale questione.
Si deciderà, ministro, se sia il caso di avviare un percorso di
modifica legislativa, ma lei ha ragione nel sostenere che si deve riconsiderare
la legge sulle adozioni internazionali; certamente talune norme potranno
essere riviste mentre è forse giusto che altre restino inalterate.
Ho anche molto apprezzato - mi costa riconoscerlo dal punto di vista politico,
ma ho il dovere della lealtà - quanto da lei riferito sul motivo
che l'ha indotta a chiedere di far parte della delegazione del Governo
italiano che si è recata in Cina; infatti, io la penso come lei
e ritengo che, oggi, le questioni internazionali relative alle adozioni
debbano essere considerate, quanto al loro peso politico specifico, alla
stessa stregua degli accordi che si stringono in altri campi. Ciò
vale particolarmente, poi, per chi, come lei e come me, proviene da esperienze
di matrice etico-sociale cristiana. Quindi, sono d'accordo; sono d'accordo
altresì sull'opportunità che il Ministero degli affari esteri
abbia sempre la consapevolezza della necessità di assegnare una
valenza forte anche a tali profili nelle relazioni con gli altri paesi.
Sono invece leggermente in disaccordo su un aspetto in particolare; a
mio avviso, infatti, il Governo italiano deve fare pressioni molto più
forti - e non mi riferisco solo al settore in questione - nei confronti
del Governo della Bielorussia. Nei cinque anni trascorsi, ho fatto parte,
ministro, come sa il collega Azzolini, allora capo del gruppo, della delegazione
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parlamentare italiana presso l'Assemblea del Consiglio
d'Europa; noi abbiamo convocato a Strasburgo per decine di volte gli esponenti
del Governo bielorusso accusandoli di non consentire la libertà
di stampa nel loro paese: acqua sul marmo! Ascoltavano, sorridevano e
se ne andavano: acqua sul marmo!
Bisogna che il Governo italiano, in modo particolare il Ministero degli
affari esteri, affronti di petto la questione dei rapporti con il Governo
bielorusso, peraltro ponendo anche una serie di altre questioni a Yushchenko
ed al suo Governo.
Concordo con la missione tecnica, con la finalità da lei posta;
faccio, però, notare al Presidente Leoni come varrebbe la pena
che la Presidenza della Camera valutasse l'opportunità, proprio
per agevolare l'impegno del Governo, di compiere una missione parlamentare
presso il Parlamento bielorusso. Ho, infatti, la convinzione profonda,
non suffragata da nulla se non da una sensazione basata sull'esperienza
maturata occupandomi un po' di tali questioni, che a molti parlamentari
bielorussi sfugga l'oggetto vero di questo rapporto. Molti nostri colleghi
bielorussi non sanno bene di cosa stiamo parlando; quindi, ritengo che,
in considerazione delle numerose missioni svolte dalla Camera dei deputati,
una di questo genere potrebbe essere annoverata tra quelle utili e non
tra quelle inutili.
Ieri sera, nel corso di un'audizione su un diverso tema, l'ex ministro
portoghese dello sport ha affermato che il Consiglio d'Europa veniva definito
da Mitterrand come un'«agenzia viaggi», quindi qualcosa di
inutile. Ebbene, viaggiare può anche essere inutile, ma nel momento
in cui facciamo in modo da esercitare una forte pressione dei parlamentari
italiani su quelli bielorussi in merito a questioni come i soggiorni temporanei
e gli affidi, credo che si svolga una funzione utile.
PRESIDENTE.
Onorevole Barbieri, rispetto alla sua richiesta assolutamente sensata
e motivata, la Presidenza rifletterà su quanto da lei ha proposto.
Il deputato Sanna ha facoltà di replicare alla sua interpellanza
n. 2-00146.
EMANUELE SANNA.
Signor Presidente, cercherò di recuperare parte del tempo eccessivo
che ho utilizzato in sede di illustrazione.
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Anche a nome degli altri colleghi firmatari dell'interpellanza, che hanno
partecipato a frammenti di tale discussione, valuto molto positivamente
la chiarezza, la completezza ed anche la determinazione che hanno caratterizzato
l'intervento del ministro. In particolare, mi ha colpito la convinzione
con cui il ministro Bindi ha sottolineato il fatto che per i «figli
di Chernobyl» l'Italia ha realizzato la più grande esperienza
di cooperazione e collaborazione internazionale, sostenuta soprattutto
della generosità delle sue famiglie e dei suoi cittadini. Quindi,
i 400 mila bambini venuti in Italia nel corso di questi anni sono - come
giustamente diceva il ministro - il collegamento ed il ponte più
solido per costruire relazioni durature anche con la giovane Repubblica
bielorussa.
Bisogna partire dal rispetto del Protocollo e degli accordi relativi alle
adozioni. Mi riferisco alle circa 650 adozioni che hanno già perfezionato
il loro iter ed hanno i requisiti per dare a quei bambini una famiglia
stabile e definitiva. Ebbene, da lì bisogna assolutamente ripartire,
senza scambi, senza baratti né scorciatoie che possano eludere
tale problema.
I viaggi di salute devono riprendere senza esclusioni selettive. Infatti,
dopo la vicenda della piccola Maria, nei giorni scorsi sono ritornati
i bambini e sono stati rispettati - sia pure con qualche ritardo - i programmi
che erano stati concordati. È preoccupante invece che ne siano
stati esclusi i bambini che vivono nei cosiddetti internat; tale termine
a noi non piace, ma questi istituti così sono denominati. Anche
in questo caso, però, occorre essere prudenti perché essi
non sono - come ho letto in qualche giornale - «lager per bambini»,
bensì istituzioni statali molto serie dove i bambini senza famiglia
vengono seguiti con la massima attenzione. Tuttavia, non si può
accettare che questi bambini - che tra l'altro hanno un rapporto consolidato
con alcune famiglie e coppie italiane - vengano esclusi dai viaggi di
salute.
Bisogna iniziare o riprendere - cosa che l'attuale Governo sta facendo
con molta determinazione - il lavoro sinergico tra Esecutivo e Parlamento.
Abbiamo raccolto le istanze e le proposte pervenute dalle associazioni
e dalle famiglie ed alcune di esse, a mio avviso, sono una base utile
di lavoro per Parlamento e Governo. È stata proposta la creazione
di una Commissione interparlamentare mista che provveda ad armonizzare
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le legislazioni dei due paesi in materia di adozione
e di affidi. Ad esempio, ci si riferisce all'affido internazionale mirato
al perfezionamento dell'adozione; all'affido internazionale a progetto
e percorsi facilitati per preadolescenti al superamento dell'età
di 10 anni; alla stipula - perché no? - di accordi bilaterali di
cooperazione e sussidiarietà anche a sostegno di famiglie bielorusse
che intendano adottare bambini di istituti che non siano mai venuti in
Italia; alla stipula di accordi che diano prevalenza ai legami affettivi
già esistenti. Insomma, mi sembra che sia questa una base di proposte
e di iniziative che il Parlamento e le istituzioni democratiche del nostro
paese debbano sostenere con la massima convinzione.
Vorrei ringraziare il ministro ed anche il Presidente che ha tollerato
un piccolo «sconfinamento» dei tempi del mio intervento.
PRESIDENTE.
Ci mancherebbe altro! Grazie a lei, deputato Sanna.
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