Adozioni in Bielorussia
 
HOME
CONTATTACI
CAMPAGNE DI SENSIBILIZZAZIONE
LINK
 
 
 
 
 

TORNA AL DETTAGLIO DELLA MANIFESTAZIONE

scarica il pdf

 

MERCOLEDI’ 27 SETTEMBRE 2006 Piazza Montecitorio
Manifestazione nazionale delle famiglie adottanti in Bielorussia

MAMMA, PAPA’, PERCHE’ NON POSSO PIU’ TORNARE A CASA IN ITALIA?

Dall’otto settembre, data della “sparizione” della bambina bielorussa a Cogoleto (Genova), i bambini bielorussi chiesti in adozione da noi, le “loro” famiglie italiane, sono piombati in un’angoscia sempre più profonda. Ben più grave del vivere da soli in istituto, dopo aver vissuto in situazioni di disagio familiare, ben più grave del non sapere più niente da tanto tempo sul destino del loro sogno di diventare figli adottati dalle famiglie italiane che tanto amano.

Sono circa 600, un numero statisticamente irrilevante sui 30.000 che ogni anno, fino alla scorsa estate, potevamo ospitare nelle nostre famiglie, in Italia, per far loro smaltire un po’ della radioattività accumulata vivendo nei territori contaminati da Chernobyl.

Questi bambini e ragazzi sono abituati da anni a ricevere e donare un po’ di calore familiare durante le loro permanenze presso le nostre famiglie.
Per quasi tutti, siamo la prima vera famiglia che li abbia amati incondizionatamente, con i loro problemi, i loro handicap, i loro ritardi, piccoli o grandi che siano.
Per loro ci siamo spesi senza risparmiarci, andando anche, quando ce lo hanno chiesto, ad infilarci entusiasti nel difficoltoso e buio tunnel dell’adozione.

Qualcuno adesso ci deve spiegare COME DIRE A QUESTE CREATURE CHE NON TORNERANNO MAI PIU’ IN ITALIA?
Qui ci sono mamma, papà, fratellini, nonni, cuginetti, amici, abitudini, camerette, biciclette, … che si allontanano velocemente, per sempre, come se la terra da sotto i loro piedi si fosse fratturata, e la loro piccola zolla se ne stesse andando via, lasciandoli da soli, alla deriva.

Tutto questo perché noi, come le altre 30.000 famiglie italiane, dall’otto settembre, subiamo il danno causato dalla coppia di Cogoleto che ha deciso di tenere per sé una bambina bisognosa di cure ed affetto, come tutti gli altri, ma dichiarando pubblicamente la propria sfiducia nelle istituzioni sia italiane che bielorusse, pensando di essere la sola depositaria della verità e l’unica in grado di pensare al bene della bambina.

Noi raccogliamo il pianto dei bambini al telefono e vi giriamo il loro grido d’aiuto:
LASCIATECI TORNARE IN ITALIA!

Ci associamo a tutte le altre famiglie che ospitano minori bielorussi e chiediamo una presa di posizione decisa da parte delle istituzioni italiane.

La soluzione per Maria e per tutti i 30.000 bambini può solo passare attraverso la riconsegna della bambina e la ricostruzione di un rapporto di fiducia reciproca fondato sul riconoscimento di comuni basi legali e morali tra Italia e Bielorussia

Non si deve avallare la prassi che, in Italia, la sottrazione di minore sia una soluzione di fronte al dilungarsi di una procedura adottiva .
Bisogna confermare, senza ombra di dubbio, che una coppia, di fronte alla richiesta d’aiuto di un bambino in difficoltà, non è sola con diritti e doveri dettati dal cuore, ma che la strada da seguire sia quella del ricorso fiducioso alle istituzioni, nel rispetto delle leggi nazionali ed internazionali, per continuare a vivere in una società sana e democratica e nell’interesse di tutti i bambini ospitati e di quelli in attesa di adozione!

CHIEDIAMO CON URGENZA L’INTERVENTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI!

- Chiediamo di considerare un’EMERGENZA UMANITARIA le adozioni sospese dei bambini bielorussi ospitati per Chernobyl, e avocarne alla Presidenza la gestione;
- che la Presidenza si faccia carico anche di una soluzione che tenga conto del valore delle accoglienze di bambini bielorussi, una soluzione che sia conciliabile con i diritti dei bambini ospitati e specialmente di quelli che attendono l’adozione.